Manipolazione dei tassi EURIBOR: effetti sui contratti di finanziamento e restituzione degli interessi.
Benché non mancassero pronunce di merito precedenti, l’ordinanza n. 34889 del 13 Dicembre 2023, con cui Corte di Cassazione ha sancito la nullità (nel periodo per il quale è stata accertata l’intesa anticoncorrenziale) dei tassi di interesse determinati per relationem con riferimento all’euribor, ha avuto una notevole risonanza. Anche se la citata ordinanza è riferita ad un contratto di leasing, si ritiene che il principio espresso dalla Suprema Corte possa applicarsi anche agli altri tipi di operazioni di credito (come, ad esempio, i mutui).
Cos’è l’Euribor.
L’euribor (Euro Interbank Offered Rate) è un tasso di interesse di riferimento il cui scopo è rispecchiare il costo dei prestiti interbancari in euro. Viene definito come un indice del «tasso al quale sono offerti depositi a termine in euro nel mercato interbancario da una banca primaria a un’altra banca primaria all’interno della zona euro» e si basa sulle quotazioni individuali dei tassi ai quali ciascuna delle banche del panel ritiene che un’ipotetica banca primaria presterebbe fondi a un’altra banca primaria. Secondo il codice di condotta Euribor della Federazione bancaria europea (FBE), infatti, «le banche del panel forniscono quotazioni giornaliere del tasso […] che, secondo ciascuna banca del panel, una banca primaria sta applicando a un’altra banca primaria per i depositi a termine in euro nel mercato interbancario all’interno della zona euro».
L’euribor, inoltre, viene spesso utilizzato come parametro di determinazione del tasso di interesse per mutui e altre operazioni creditizie.
La manipolazione dell’Euribor e la decisione dalla commissione europea.
La questione origina da una domanda di immunità presentata da Barclays il 14 giugno 2011. In seguito, tra il 18 e il 21 ottobre 2011, la Commissione ha effettuato accertamenti a sorpresa presso i locali di varie banche a Londra e a Parigi.
Dagli accertamenti è emerso che, attraverso il comportamento di certi loro dipendenti, le banche (Barclays, Société Générale, Royal Bank of Scotland e Deutsche Bank), tra il 29 settembre 2005 e il 30 maggio 2008, hanno partecipato ad accordi nel settore degli EIRD volti a manipolare il tasso euribor.
La nullità "ad ogni effetto" delle intese vietate e la restituzione degli interessi nelle operazioni di credito a tasso euribor.
Posto che secondo l’art. 2, comma 3, l. 287/1990 (c.d. legge antitrust), “le intese vietate sono nulle ad ogni effetto”, ed evitando di ripercorrere tutto l’iter argomentativo seguito dalla Cassazione, con l’ordinanza 34889/2023 viene sancito il principio secondo cui non rileva che all’intesa illecita abbia partecipato la banca finanziatrice, giacché il divieto di cui all’art. 2, l. 287/1990 si estenderebbe a qualunque contratto o negozio a valle che costituisca applicazione delle intese illecite concluse a monte.
Secondo la pronuncia in commento, quindi, le pattuizioni di interessi indicizzati all'EURIBOR nei contratti di credito (mutui, leasing, etc.), in quanto accordi a valle, sarebbero nulle nel periodo per il quale è stata accertata la manipolazione del mercato.
Nonostante quanto affermato dai giudici di legittimità, non sono mancate successive pronunce di merito contrastanti.
Conclusioni.
In base all’ordinanza della cassazione in commento, tutti i contratti di credito (mutui, leasing etc.) con tasso parametrato all’euribor, stipulati prima o durante il periodo per il quale è stata accertata l’intesa anticoncorrenziale, sarebbero colpiti da nullità parziale.
La nullità riguarderebbe, appunto, la determinazione del tasso di interesse nel periodo per il quale è stata accertata l’intesa vietata.
Di conseguenza, i soggetti che tra il settembre del 2005 e il gennaio del 2009 avevano in essere un contratto di credito (mutuo, leasing etc.) a tasso variabile (indicizzato all’euribor), potrebbero chiedere la declaratoria di nullità e la restituzione di gran parte degli interessi pagati. Tuttavia, alcuni tribunali non sono allineati alla decisione della Cassazione e potrebbero rigettare la domanda di ripetizione.
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