Carte di credito revolving: come difendersi dalle (ingiuste) pretese di banche e società finanziarie.
Problema
Può accadere che un consumatore richieda a una banca (o altro intermediario non bancario) una carta di credito revolving e che, essendosi magari reso (volontariamente o involontariamente) inadempiente, si veda richiedere dopo anni una cifra del tutto sproporzionata rispetto al finanziamento ricevuto.
Consigli utili
Nella pratica si osserva che, non di rado, i contratti relativi a tali forme di finanziamento contengono numerosi vizi o che, nel corso del rapporto, le società finanziatrici pongono in essere condotte (irregolari) che portano ad un incremento del debito. Per difendersi dalle pretese illegittime dell’intermediario ed ottenere il miglior risultato possibile, è indispensabile procedere all'analisi dei documenti contrattuali e contabili per poter contestare tempestivamente eventuali profili di invalidità.
Le carte revolving sono state introdotte in Italia negli anni '90 e hanno avuto nel tempo una grande diffusione tra i consumatori. Si tratta di una tipologia di carta di credito che prevede il pagamento rateale delle spese effettuate (e, talvolta, anche del contante prelevato).
Il pagamento rateale si traduce nella dilazione di pagamento dell’importo utilizzato. In altre parole, il cliente può scegliere di pagare solo una parte dell’importo totale delle spese effettuate, e di dilazionare il pagamento del restante nel tempo.
L’importo e la frequenza di ogni rata, che include anche una quota di interessi, devono essere preventivamente stabiliti in contratto. Il pagamento, nella maggior parte dei casi, viene effettuato con rate mensili di uguale importo (spesso addebitate su di un conto corrente collegato), secondo gli accordi presi con l’istituto di credito (o con altro intermediario non bancario).
Tra i vantaggi di tale tipologia di finanziamento c’è la possibilità di personalizzare il piano di ammortamento a seconda delle proprie esigenze e di richiedere un fido che può essere restituito in piccole rate mensili. Tuttavia, i tassi di interesse applicati sono piuttosto alti e, in caso di inadempimento o ritardo nel pagamento delle rate, le penali da pagare possono essere molto elevate.
Casistica ricorrente
Nella pratica si riscontrano spesso i seguenti aspetti patologici:
- Applicazioni di penali eccessive;
- interessi usurari;
- illegittima capitalizzazione degli interessi;
- illegittima variazione delle condizioni economiche e/o contrattuali;
- clausole dalla formulazione "oscura".
Come tutelarsi da eventuali pretese illegittime.
Allorché venga richiesta una somma sproporzionata rispetto al finanziamento ricevuto o all'importo residuo del debito, la prima cosa da fare è acquisire tutta la documentazione (contabile e contrattuale) a questo riferita. Successivamente si dovrà procedere ad un'analisi del contratto (per verificare che questo rispetti le prescrizioni di legge in materia civile, bancaria e di credito al consumo), dei documenti contabili (per verificare che le pattuizioni presenti in contratto siano state effettivamente rispettate) e delle condotte poste in essere dal soggetto finanziatore (per verificare che non siano stati violati, ad esempio, i generali doveri di buona fede e correttezza).
Il diritto al rimborso in caso di adempimento
Nel caso in cui, invece, si sia già provveduto ad estinguere il debito con la banca o la finanziaria, è possibile chiedere la restituzione delle eventuali somme (pagate e) non dovute.
Per chiedere il rimborso è necessario che il rapporto sia stato estinto da non oltre dieci anni (prescrizione ordinaria)
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